"Lasciare la scheda bianca? Mi disturba. Meno male che c’è la Lega, altrimenti non avrei saputo per chi votare": queste le dichiarazioni di Giovanni Lindo Ferretti, storica voce del punk italiano già a capo di gruppi come CCCP, C.S.I. e PGR, circa la sua preferenza espressa in occasione delle ultime elezioni regionali. "Non è la prima volta che voto per la Lega Nord", ha dichiarato l'artista nel corso di un'intervista rilasciata all'edizione di Reggio Emilia de Il Resto del Carlino: "Fino a pochi giorni fa ero quasi convinto di dare il mio voto al Pdl. L'ultimo discorso del presidente Berlusconi sulla faccenda araba non mi è piaciuto, anzi lo ringrazio perché così mi ha chiarito le idee facendomi risolvere quello che era un mio problema e cioè a chi dare il voto. D’altra parte come cittadino mi sento in dovere di votare e lasciare la scheda bianca mi disturba. Il nostro è un Paese molto complicato con tanti problemi da risolvere. Ormai sta prendendo campo il sistema che più che votare a favore di qualcuno si vota contro il presidente. Meno male che c’è la Lega Nord. Preferisco scegliere, consapevole che eleggiamo signori che stanno lì solo cinque anni. Berlusconi ha molti pregi, però ultimamente sta attraversando un periodo pesante e particolarmente sfortunato". Circa le polemiche che hanno investito in questi ultimi giorni la Chiesa relative alla copertura di alcuni casi di molestie sessuali a minori, Ferretti ha dichiarato: "Si tratta di una campagna pubblicitaria che non disturba il credente. Il male c’è, è sempre esistito. Chi non lo riconosce? Se la Chiesa ha retto al nazismo e al fascismo non avrà difficoltà a sopportare e a sconfiggere questo movimento pubblicitario, perché di quello si tratta".
[fonte: www.rockol.it]
domenica 12 dicembre 2010
giovedì 25 novembre 2010
Quandoeroaerasmus
al supermercato c'erano le confezioni per studenti tristi e soli, così non dovevo mangiare petto di pollo per una settimana
non si è mai visto che a ballare dancehall ci fosse un solo nero nel locale
il pavimento non scricchiolava
avevo i vicini spagnoli, non triestini
avevo internet in camera, non dovevo andare a caccia di wireless senza protezione
avevo il bagno come quello dei camper ma senza sanitrit
gli ingegneri mi perseguitano sia là che qui ma almeno quelli lassù non hanno mai confessato di essere anche scout e leghisti
non c'era la bora. La neve sì ma non la bora
nessuno si sarebbe mai sognato di dirmi “Vi pagheremo in buoni pasto da 12 euro...gli interpreti...i traduttori no”
il sabato sera conoscevo gente nuova
prendevo la metro, non un autobus pieno di malviventi cragnosi
la birra era buona
avevo la lavanderia sotto casa, che sembrava di essere in un telefilm americano
mi mancava la famiglia Centis ed ero felice ogni volta che li sentivo
la domenica era museo e Starbucks, non divano e apatia
conoscevo più gente single che fidanzata e non mi sentivo la zitella di turno
quando c'era il sole uscivo, non lo guardavo dalla finestra con la testa sul libro
la mia padrona dii casa era l'associazione delle case dello studente, non la Giovanna
se di martedì sera uscivo in jeans e scarpe da ginnastica per andare a ballare musica di merda non mi sentivo una stracciona
non si è mai visto che a ballare dancehall ci fosse un solo nero nel locale
il pavimento non scricchiolava
avevo i vicini spagnoli, non triestini
avevo internet in camera, non dovevo andare a caccia di wireless senza protezione
avevo il bagno come quello dei camper ma senza sanitrit
gli ingegneri mi perseguitano sia là che qui ma almeno quelli lassù non hanno mai confessato di essere anche scout e leghisti
non c'era la bora. La neve sì ma non la bora
nessuno si sarebbe mai sognato di dirmi “Vi pagheremo in buoni pasto da 12 euro...gli interpreti...i traduttori no”
il sabato sera conoscevo gente nuova
prendevo la metro, non un autobus pieno di malviventi cragnosi
la birra era buona
avevo la lavanderia sotto casa, che sembrava di essere in un telefilm americano
mi mancava la famiglia Centis ed ero felice ogni volta che li sentivo
la domenica era museo e Starbucks, non divano e apatia
conoscevo più gente single che fidanzata e non mi sentivo la zitella di turno
quando c'era il sole uscivo, non lo guardavo dalla finestra con la testa sul libro
la mia padrona dii casa era l'associazione delle case dello studente, non la Giovanna
se di martedì sera uscivo in jeans e scarpe da ginnastica per andare a ballare musica di merda non mi sentivo una stracciona
domenica 21 novembre 2010
martedì 2 novembre 2010
Bisogni
Il Signore sa bene quali siano i bisogni del corpo, non si tratta mica solo banalmente di mangiare e bere, banalmente, diciamo, visto che esistono pure altri digiuni, non certo meno duri da patire.
José Saramago - Il vangelo secondo Gesù Cristo
martedì 14 settembre 2010
giovedì 29 luglio 2010
martedì 13 luglio 2010
Casa
Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale.
A. Baricco, Castelli di rabbia
lunedì 21 giugno 2010
Solo a Erasmus
Il venerdì sera comincia con un'amica che ti obbliga ad andare al compleanno di un tipo che conosci solo perchè fa il cameriere in un locale in cui sei andata mille volte. Appena arrivi ti sembra di essere in un film. Appartamento in cui vivono nove persone, disseminate su due piani con cucina in comune. Coinquilino che ha preparato la cena: empanadas. Ovviamente se un ragazzo è carino, simpatico e sa cucinare...è gay. Come aperitivo e durante la cena si beve vodka, chiaro. Chi fuma si rintana nella camera di una coinquilina, che al momento non c'è. Il pavimento della camera non ha un solo centimetro quadrato vuoto. Libri, vestiti, scarpe, polaroid, di tutto. Già guardando la camera puoi immaginare che soggetto ci abiti. E quando arriva non delude di certo le aspettative. Poi arriva la gente, gente mai vista, ovviamente. Ci sono olandesi, americani, svizzeri, tedeschi, spagnoli, uno spagnolo di Siviglia bello come il sole a cui la tua "amica" è andata a dire "Provaci con lei". Tanto sei in Erasmus, figura di merda più, figura di merda meno non cambia niente. E allora parli, bevi, in mezzo a sto appartamento pieno di gente che va e che viene, con il coinquilino gay che mette la Carrà che canta in spagnolo. Naturalmente alle 2 sei ubriaca, il festeggiato è collassato da tempo chissà dove, l'acool dicono sia finito. Si va a casa. E da ubriaca vuoi non scrivere sms a qualcuno? Così ti ritrovi alle 2 e mezza a prendere l'ascensore, arrivare al 12esimo piano, bussare e concludere la serata in bellezza.
Carpe diem. Meno dieci.
Carpe diem. Meno dieci.
sabato 12 giugno 2010
Rotolando verso sud
Tra poco anche la Chiaracentisdamonaco rotolerà verso sud. Felice? Triste? Boh. Si chiude un capitolo. Si va avanti.
domenica 6 giugno 2010
Paradise City
Take me down to the paradise city
Where the grass is green
And the girls are pretty
Oh, won't you please take me home
Mi semba ovvio che si riferiscano a San Vito al Tagliamento.
domenica 30 maggio 2010
giovedì 27 maggio 2010
martedì 25 maggio 2010
Italia 1- Germania 0
Ormai è ora di tirare le somme. Mi sono fermata spesso a pensare se questo Erasmus è servito a farmi apprezzare un pò di più questo popolo. Forse sì, sono tante le cose positive. Ottimi servizi pubblici, un apparato statale impeccabile, grandissima organizzazione, massima sicurezza, popolo festaiolo, bevitori insaziabili, birra eccellente. Ma vogliamo mettere a confronto l'Italia? Dai, loro ci invidiano un sacco. Ci prendono in giro per la classe dirigente ridicola e incapace, per le organizzazioni mafiose che non riusciamo ad estirpare, per il nostro modo di fare un pò approssimativo. Ma noi sappiamo vivere. Noi abbiamo una cucina prelibata, sublime anche nelle sue forme più semplici come un piatto di pasta col pomodoro o un panino col Montasio. Le nostre donne si sanno vestire bene, sono eleganti anche se comprano uno straccio al mercato. I nostri uomini sono affascinanti, sanno conquistare le donne. Noi sappiamo giocare a calcio, magari con giocatori più stranieri che italiani ma pazienza, è il modo di giocare "typisch Italiener, typisch Italiener", come diceva l'altra sera un bavarese. Poi è rimasto zitto zitto, con le orecchie basse. Noi non siamo mai puntuali, non parliamo mai a voce bassa al ristorante, spesso non teniamo comportamenti decorosi in luoghi pubblici, quando facciamo festa non ce ne frega un cazzo se glia altri dormono. Però noi ci divertiamo, è questa la differenza. Italia 1- Germania 0. Poc ce fa.
giovedì 13 maggio 2010
Non dimenticherò mai
L'odore di una metro che sa di novità
La disperazione dei primi giorni e il conforto che può darti entrare in consolato e sentir parlare la tua lingua
L'odore di arringa alla griglia che sa di Oktoberfest
Il male alla mano dopo una giornata passata a bere birrette da litro
L'odore dei corridoi dello studentato, ognuno diversamente disgustoso
La lavanderia, che sembra quasi di essere dentro ad un film americano
Il parcheggio dello studentato che ha visto più lacrime di qualsiasi grande aeroporto internazionale
Lo Stammtisch, che la terza volta che ci vai conosci già tutti e sembra di essere nel bar sotto casa
La prima metro alle 4.22
La birra
L'odore di kebab alla fermata della metro, anche alle 9 di mattina
La Bierstube
I wurstel: Rotwurst, Weißwurst, Regensburger, Nürnberger, e naturalmente il Bratwurst dopo essere state a ballare
La crema al cocco
Ein Prosit
L'HB, tappa fissa ogni volta che ci sono state visite
Il freddo
Il Glühwein
L'odore di un tè che sa di un'amica speciale
Le foto attaccate con un meccanismo strano, regalo di un'amica che capisce sempre di cos'ho bisogno
La neve: quando un pomeriggio siamo usciti col sole a vedere il castello e siamo tornati ibernati sotto ad una bufera di neve. Quando Ivan è venuto a prendermi a Natale e abbiamo passeggiato per i mercatini sotto una nevicata natalizia, la perfezione. Quando ha nevicato allo Stammtisch e Sara mi ha buttato per terra sulla neve fresca davanti a 301. Quando, dopo una doccia bollente, stavo a guardare la neve in accappatoio. Le due volte a Scheidplatz con la neve, maledetta neve. Bellissima la neve.
Il Natale qui, incanto
I musei e le pinacoteche, cose a cui purtroppo non siamo molto abituati
Marienplatz e “Ci vediamo sotto il duomo” “Guarda che quello è il municipio, non il duomo”
Le cene tra Erasmus italiani, prima in sei, poi in cinque, adesso in tre
La voglia di tornare a casa e sapere che quando sarò lì rimpiangerò questo posto
Le telefonate su Skype
La felicità di leggere un commento dei miei amici su questo stupido blog
Il loculo, che ne ha viste (visti?) di tutti i colori
I vicini casinisti
Questa lingua ostile
Gli spagnoli, perché in Erasmus a Monaco è come se avessi realizzato il mio sogno di andare in Spagna
La voglia d'estate, che qui sembra non arrivare mai
La disperazione dei primi giorni e il conforto che può darti entrare in consolato e sentir parlare la tua lingua
L'odore di arringa alla griglia che sa di Oktoberfest
Il male alla mano dopo una giornata passata a bere birrette da litro
L'odore dei corridoi dello studentato, ognuno diversamente disgustoso
La lavanderia, che sembra quasi di essere dentro ad un film americano
Il parcheggio dello studentato che ha visto più lacrime di qualsiasi grande aeroporto internazionale
Lo Stammtisch, che la terza volta che ci vai conosci già tutti e sembra di essere nel bar sotto casa
La prima metro alle 4.22
La birra
L'odore di kebab alla fermata della metro, anche alle 9 di mattina
La Bierstube
I wurstel: Rotwurst, Weißwurst, Regensburger, Nürnberger, e naturalmente il Bratwurst dopo essere state a ballare
La crema al cocco
Ein Prosit
L'HB, tappa fissa ogni volta che ci sono state visite
Il freddo
Il Glühwein
L'odore di un tè che sa di un'amica speciale
Le foto attaccate con un meccanismo strano, regalo di un'amica che capisce sempre di cos'ho bisogno
La neve: quando un pomeriggio siamo usciti col sole a vedere il castello e siamo tornati ibernati sotto ad una bufera di neve. Quando Ivan è venuto a prendermi a Natale e abbiamo passeggiato per i mercatini sotto una nevicata natalizia, la perfezione. Quando ha nevicato allo Stammtisch e Sara mi ha buttato per terra sulla neve fresca davanti a 301. Quando, dopo una doccia bollente, stavo a guardare la neve in accappatoio. Le due volte a Scheidplatz con la neve, maledetta neve. Bellissima la neve.
Il Natale qui, incanto
I musei e le pinacoteche, cose a cui purtroppo non siamo molto abituati
Marienplatz e “Ci vediamo sotto il duomo” “Guarda che quello è il municipio, non il duomo”
Le cene tra Erasmus italiani, prima in sei, poi in cinque, adesso in tre
La voglia di tornare a casa e sapere che quando sarò lì rimpiangerò questo posto
Le telefonate su Skype
La felicità di leggere un commento dei miei amici su questo stupido blog
Il loculo, che ne ha viste (visti?) di tutti i colori
I vicini casinisti
Questa lingua ostile
Gli spagnoli, perché in Erasmus a Monaco è come se avessi realizzato il mio sogno di andare in Spagna
La voglia d'estate, che qui sembra non arrivare mai
lunedì 10 maggio 2010
Cinematografo
Questa va raccontata, non ci posso credere neanche io. Sembra il racconto di una drogata psicopatica ma giuro che mi è successo cinque minuti fa (e non dite che sono una drogata psicopatica, non è vero. Psicopatica sì, drogata no).
Arrivo a casa dopo lezione con una pipì pazzesca da fare, di quelle che non riesci più a tenere. Mi fiondo in bagno (il mio bagno da aereo/roulotte) e solo dopo essermi seduta sul water vedo che il bicchiere di plastica dove tengo spazzolino e dentifricio è per terra. Vuoto. So già cosa vuol dire, non è la prima volta che cade, visto che deve starsene in bilico su un portasaponette. Fastidio. Mentre litri di pipì continuano a scendere, prego che lo spazzolino non sia dentro al cesso. Finisco, mi alzo e intravedo il dentifrico, giù nel buco. Ecco, appunto. Tiro l'acqua. Il pensiero dei 300 euro di cauzione che ho pagato come ricatto per lasciare il loculo immacolato mi fanno passare il senso di vomito e raccatto il dentifricio da laggiù, prima che intasi tutti i tubi dello studentato. Cerco lo spazzolino e non lo trovo. Sposto la tenda della doccia: non c'è. Abbasso la tavoletta del water: non c'è. Dietro la porta: non c'è. Mi chiedo, in un bagno di un metro per due dove cazzo può essere finito lo spazzolino????? Non c'è. E giuro che sono sobria.
Arrivo a casa dopo lezione con una pipì pazzesca da fare, di quelle che non riesci più a tenere. Mi fiondo in bagno (il mio bagno da aereo/roulotte) e solo dopo essermi seduta sul water vedo che il bicchiere di plastica dove tengo spazzolino e dentifricio è per terra. Vuoto. So già cosa vuol dire, non è la prima volta che cade, visto che deve starsene in bilico su un portasaponette. Fastidio. Mentre litri di pipì continuano a scendere, prego che lo spazzolino non sia dentro al cesso. Finisco, mi alzo e intravedo il dentifrico, giù nel buco. Ecco, appunto. Tiro l'acqua. Il pensiero dei 300 euro di cauzione che ho pagato come ricatto per lasciare il loculo immacolato mi fanno passare il senso di vomito e raccatto il dentifricio da laggiù, prima che intasi tutti i tubi dello studentato. Cerco lo spazzolino e non lo trovo. Sposto la tenda della doccia: non c'è. Abbasso la tavoletta del water: non c'è. Dietro la porta: non c'è. Mi chiedo, in un bagno di un metro per due dove cazzo può essere finito lo spazzolino????? Non c'è. E giuro che sono sobria.
martedì 4 maggio 2010
Visite
Gran weekend anche questo.
Inzia venerdì con l'arrivo di Sara, la putela di Milano, che mi porta a ballare. Si ritorna alle prime luci del mattino, ben inceronate. Alle ore 10.30 mi chiama il capogita dei turisti sanvitesi, tale Stefania Tutta-Tette Giacomini. Con 3 orette di sonno la Chiaracentisdamonaco li accoglie a braccia aperte con una birretta. Si parte per l'escursione. Andiamo a visitare il luogo sacro di Monaco: Theresienwiese, sede dell'Oktoberfest, dove adesso c'è la festa di primavera. Non proprio la stessa cosa, ma ci concediamo comunque un buon panin col wurstel e una litrata di birra. Devo ammettere che l'unico uomo vero è il Med che si mangia il cosidetto "mezzo metro di bratwurst" con un bel litro di birra. Il temporale ci rovina un pò i piani ma appena cessa la pioggia ripartiamo verso il centro. Giro turistico, 300 scalini per arrivare in cima al campanile, contempliamo il carillon del palazzo del municipio (grandi effetti speciali!!) e concludiamo con un "Vinu di bevi na roba?". Birretta, concerto comunista del primo maggio, passeggiata al parco, andiamo a vedere i fioi che fanno surf in mezzo alle pantegane, poi la pioggia ci costringe ad andare a bere un abbondante aperitivo. Segue tradizionale cena all'Hofbräuhaus, per gli amici HB. Qui vengono intonate simpatiche canzoni popolari tra cui l'immancabile serie di Osterie e Ducj mi clamin cont, in onore del Bepìn. I sanvitesi (più trevigiani che sanvitesi, mi sa) optano per un meritato riposo. Io, Med e Stefania e Sara cerchiamo di andare a neri ma c'è una brutta sorpresa: mi hanno chiuso il locale hip hop. Med e Stefania, sconfortati, decidono di andare a casa. Io, temeraria, non mi arrendo e, sapendo dove andarli a cercare, mi fiondo in un altro locale e taaaac, le mie aspettative non vengono deluse!!!! La domenica procede tranquilla (per chi ha dormito più di 2 ore....), passeggiata e pranzone ed è già ora di tornare a casa.
Risultato: 8 gitanti che mi auguro siano soddisfatti e una Chiaracentisdamonaco che si autoproclama immortale!!!
Per provarlo, lancio una sfida: invito i sanvitesi a formare una squadra di combattimento e partire per la terra teutonica. Propongo dei candidati: Giuseppe Cesco, Graziano Il Conte Valerio, Matteo RDP Moscardo, Fabio Muccin, Tommaso Bortoletti o il suo sostituto Alessandro Bortolus. Però dovrebbe tornare anche il Med: ci vuole una persona seria che diriga i giochi e decreti il vincitore!!!
Ringrazio molto la mia amica Martina per il suo regalo che vedrò di usare al più presto: un gettone per un giro sugli autoscontri con limone garantito. Se non trovo gli autoscontri cercherò di farlo funzionare comunque. Ma il gettone dove lo devo infilare?
Inzia venerdì con l'arrivo di Sara, la putela di Milano, che mi porta a ballare. Si ritorna alle prime luci del mattino, ben inceronate. Alle ore 10.30 mi chiama il capogita dei turisti sanvitesi, tale Stefania Tutta-Tette Giacomini. Con 3 orette di sonno la Chiaracentisdamonaco li accoglie a braccia aperte con una birretta. Si parte per l'escursione. Andiamo a visitare il luogo sacro di Monaco: Theresienwiese, sede dell'Oktoberfest, dove adesso c'è la festa di primavera. Non proprio la stessa cosa, ma ci concediamo comunque un buon panin col wurstel e una litrata di birra. Devo ammettere che l'unico uomo vero è il Med che si mangia il cosidetto "mezzo metro di bratwurst" con un bel litro di birra. Il temporale ci rovina un pò i piani ma appena cessa la pioggia ripartiamo verso il centro. Giro turistico, 300 scalini per arrivare in cima al campanile, contempliamo il carillon del palazzo del municipio (grandi effetti speciali!!) e concludiamo con un "Vinu di bevi na roba?". Birretta, concerto comunista del primo maggio, passeggiata al parco, andiamo a vedere i fioi che fanno surf in mezzo alle pantegane, poi la pioggia ci costringe ad andare a bere un abbondante aperitivo. Segue tradizionale cena all'Hofbräuhaus, per gli amici HB. Qui vengono intonate simpatiche canzoni popolari tra cui l'immancabile serie di Osterie e Ducj mi clamin cont, in onore del Bepìn. I sanvitesi (più trevigiani che sanvitesi, mi sa) optano per un meritato riposo. Io, Med e Stefania e Sara cerchiamo di andare a neri ma c'è una brutta sorpresa: mi hanno chiuso il locale hip hop. Med e Stefania, sconfortati, decidono di andare a casa. Io, temeraria, non mi arrendo e, sapendo dove andarli a cercare, mi fiondo in un altro locale e taaaac, le mie aspettative non vengono deluse!!!! La domenica procede tranquilla (per chi ha dormito più di 2 ore....), passeggiata e pranzone ed è già ora di tornare a casa.
Risultato: 8 gitanti che mi auguro siano soddisfatti e una Chiaracentisdamonaco che si autoproclama immortale!!!
Per provarlo, lancio una sfida: invito i sanvitesi a formare una squadra di combattimento e partire per la terra teutonica. Propongo dei candidati: Giuseppe Cesco, Graziano Il Conte Valerio, Matteo RDP Moscardo, Fabio Muccin, Tommaso Bortoletti o il suo sostituto Alessandro Bortolus. Però dovrebbe tornare anche il Med: ci vuole una persona seria che diriga i giochi e decreti il vincitore!!!
Ringrazio molto la mia amica Martina per il suo regalo che vedrò di usare al più presto: un gettone per un giro sugli autoscontri con limone garantito. Se non trovo gli autoscontri cercherò di farlo funzionare comunque. Ma il gettone dove lo devo infilare?
domenica 25 aprile 2010
Weekend iperattivo
Ciao gente! é da un pò che non si sente niente di San Vito, cosa state combinando? In terra teutonica ci si dedica alle esplorazioni. Sabato gita (non gita vera, gita fuoriporta!) a vedere Regensburg, da voi detta anche Ratisbona. Bellissima città, clima surreale: vicoletti, botteghe con signore sorridenti, la gente che prende il sole sui muretti lungo il bel Danubio blu, i giovani che improvvisano accampamenti da figli dei fiori dove si cammina scalzi e si fa finta di essere giocolieri. Nota positiva per la Germania: ovunque, sempre e comunque c'è una festa della birra. Tutti in piazza, a prendere un pò di sole, col loro vestito tipico e giù birra (sblanf sblanf sblanf). Sulla strada del ritorno ci si ferma in un altro paesino, Landshut, che si dice abbia il campanile in mattoni più alto d'Europa. Chissenefrega, oserei dire, ma il paese è carino e ci si ferma a bere una birretta godendosi il tramonto. Si rientra a Monaco e c'è in ballo un ballo. Stanchi morti ma non si molla, soprattutto perchè mi promettono un'alta percentuale di maschi di quei boni, e voi sapete cosa voglio dire. Gran delusione: tanta concorrenza (tante benedette) e pochi manzi neri. Rassegnata prendo la prima metro (ore 4.35) sapendo che dormirò circa 5 ore perchè la domenica dove si va?? Allo stadio, ovviamente! E così ho visto anche l'Allianz Arena e il Bayern giocare. Che fosse il Bayern dei poveri è un altro discorso. Non capisco un granchè di calcio (oggi ho capito come funziona la rimessa laterale...) ma secondo me se i miei amici si mettessero a giocare da ubriachi giocherebbero meglio di quelli là. Il tifo però meritava: bavaresi panzoni a petto nudo che cantano...cinematografo! Bepìn, ti ho tanto pensato, volevo anche cantare "Roby Feccia is my friend" ma non so se avrebbero gradito. La partita si conclude con un pareggio e una Chiara morta. Ma è domenica sera e non si può concludere il weekend così...
Vado a vedere che progetti ci sono! Mandi!
Vado a vedere che progetti ci sono! Mandi!
sabato 17 aprile 2010
Touché
Appartengo alla generazione che ha combattuto, negli anni della prima giovinezza, la battaglia per la libertà sessuale e per la legalizzazione dell’aborto. La generazione che nei tè pomeridiani, tra un effluvio di patchouli e una canna, imparava il metodo Karman, cioè come procurarsi un aborto domestico con la complicità di un gruppo di amiche. Quella generazione che organizzava dei voli collettivi a Londra per accompagnare ad abortire donne in uno stato così avanzato di gravidanza da sfiorare il parto prematuro. È difficile, per chi non li ha vissuti, capire l’eccitazione, l’esaltazione, la frenesia di quegli anni. La sensazione era quella di trovarsi sulla prua di una nave e guardare un orizzonte nuovo, aperto, illuminato dal sole di un progresso foriero di ogni felicità. Alle spalle avevamo l’oscurità, i tempi bui della repressione, della donna oggetto manipolata dai maschi e dai loro desideri, oppressa dal potere della Chiesa che, secondo gli slogan dell’epoca, vedeva in lei soltanto un docile strumento di riproduzione. Erano gli anni Settanta.
Personalmente, non sono mai stata un’attivista, ma lo erano le mie amiche più care e, per quanto capissi le loro ragioni, non posso negare di essere stata sempre profondamente turbata da questa pratica che, in quegli anni, si era trasformata in una sorta di moderno contraccettivo. Mi colpiva, in qualche modo, la leggerezza con cui tutto ciò avveniva, non perché fossi credente — allora non lo ero — né per qualche forma di moralismo imposto dall’alto, ma semplicemente perché mi sembrava che il manifestarsi della vita fosse un fatto così straordinariamente complesso e misterioso da meritare, come minimo, un po’ di timore e di rispetto. Come sono cambiate le cose in questi quarant’anni? Ho l’impressione che anche adesso il discorso sulla vita sia rimasto confinato tra due barriere ideologiche contrapposte. La difesa della vita sembra essere appannaggio, oggi come allora, solo della Chiesa, dei vescovi, di quella parte considerata più reazionaria e retriva della società, che continua a pretendere di influenzare la libera scelta dei cittadini. Chi è per il progresso, invece, pur riconoscendo la drammaticità dell’evento, non può che agire in contrapposizione a queste continue ingerenze oscurantiste. Naturalmente, un Paese civile deve avere una legge sull’aborto, ma questa necessaria tutela delle donne in un momento di fragilità non è mai una vittoria per nessuno. I dati sull’interruzione volontaria di gravidanza ci dicono che le principali categorie che si rivolgono agli ospedali sono le donne straniere, le adolescenti e le giovani. Le ragioni delle donne straniere sono purtroppo semplici da capire, si tratta di precarietà, di paura, di incertezza—ragioni che spingono spesso ormai anche madri di famiglia italiane a rinunciare a un figlio, ragioni a cui una buona politica in difesa della vita potrebbe naturalmente ovviare.
Ma le ragazze italiane? Queste figlie, e anche nipoti delle femministe, come mai si trovano in queste condizioni? Sono ragazze nate negli anni 90, ragazze cresciute in un mondo permissivo, a cui certo non sono mancate le possibilità di informarsi. Possibile che non sappiano come nascono i bambini? Possibile che non si siano accorte che i profilattici sono in vendita ovunque, perfino nei distributori automatici notturni? Per quale ragione accettano rapporti non protetti? Si rendono conto della straordinaria ferita cui vanno incontro o forse pensano che, in fondo, l’aborto non sia che un mezzo anticoncezionale come un altro? Se hai fortuna, ti va tutto bene, se hai sfortuna, te ne sbarazzi, pazienza. Non sarà che una seccatura in più. Qualcuno ha spiegato loro che cos’è la vita, il rispetto per il loro corpo? Qualcuno ha mai detto loro che si può anche dire di no, che la felicità non passa necessariamente attraverso tutti i rapporti sessuali possibili? Chi conosce il mondo degli adolescenti di oggi sa che la promiscuità è una realtà piuttosto diffusa. Ci si piace, si passa la notte insieme, tra una settimana forse ci piacerà qualcun altro. I corpi sono interscambiabili, così come i piaceri. Come da bambine hanno accumulato sempre nuovi modelli di Barbie, così accumulano, spinte dal vuoto che le circonda, partner sempre diversi. Naturalmente non tutte le ragazze sono così, per fortuna, ma non si può negare che questo sia un fenomeno in costante crescita.
Sono più felici, mi chiedo, sono più libere le ragazze di adesso rispetto a quarant’anni fa? Non mi pare. Le grandi battaglie per la liberazione femminile sembrano purtroppo aver portato le donne ad essere soltanto oggetti in modo diverso. Non occorre essere sociologi né fini pensatori per accorgersi che ai giorni nostri tutti i messaggi rivolti alle bambine si concentrano esclusivamente sul loro corpo, sul modo di offrirsi agli altri. Si vedono bambine di cinque anni vestite come cocotte e già a otto anni le ragazzine vivono in uno stato di semi anoressia, terrorizzate di mangiare qualsiasi cosa in grado di attentare alla loro linea. Bisogna essere magre, coscienti che la cosa che abbiamo da offrire, quella che ci renderà felici o infelici, è solo il nostro corpo. Il fiorire della chirurgia plastica non è che una tristissima conferma di questa realtà. Pare che molte ragazze, per i loro diciotto anni, chiedano dei ritocchi estetici in regalo. Un seno un po’ più voluminoso, un naso meno prominente, labbra più sensuali, orecchie meno a vela. Il risultato di questa chirurgia di massa è già sotto ai nostri occhi: siamo circondate da Barbie perfette, tutte uguali, tutte felicemente soddisfatte di questa uguaglianza, tutte apparentemente disponibili ai desideri maschili. Sembra che nessuno abbia mai detto a queste adolescenti che la cosa più importante non è visibile agli occhi e che l’amore non nasce dalle misure del corpo ma da qualcosa di inesprimibile che appartiene soprattutto allo sguardo.
Siamo passati così dalla falsa immagine della donna come angelo del focolare, che si realizza soltanto nella maternità, alla mistica della promiscuità, che spinge le ragazze a credere che la seduzione e l’offerta del proprio corpo siano l’unica via per la realizzazione. Più fai sesso, più sei in gamba, più sei ammirata dal gruppo. Nella latitanza della famiglia, della chiesa, della scuola, la realtà educativa è dominata dai media e i media hanno una sola legge. Omologare. Ma questo lato apparentemente così comprensibile, così frivolo — voler essere carine o anche voler mitigare i segni del tempo — che cosa nasconde? Il corpo è l’espressione della nostra unicità ed è la storia delle generazioni che ci hanno preceduti. Quel naso così importante, quei denti storti vengono da un bisnonno, da una trisavola, persone che avevano un’origine, una storia e che, con la loro origine e la loro storia, hanno contribuito a costruire la nostra. Rendere anonimo il volto vuol dire cancellare l’idea che l’essere umano è una creatura che si esprime nel tempo e che il senso della vita è essere consapevoli di questo. La persona è l’unicità del volto. L’omologazione imposta dalla società consumista—e purtroppo sempre più volgarmente maschilista — ha cancellato il patto tra le generazioni, quel legame che da sempre ha permesso alla società umana di definirsi tale. Noi siamo la somma di tutti i nostri antenati ma siamo, al tempo stesso, qualcosa di straordinariamente nuovo e irripetibile. Cancellare il volto vuol dire cancellare la memoria, e cancellare la memoria, vuol dire cancellare la complessità dell’essere umano. Consumare i corpi, umiliare la forza creativa della vita per superficialità e inesperienza, vuol dire essere estranei dall’idea dell’esistenza come percorso, vuol dire vivere in un eterno presente, costantemente intrattenuti, in balia dei propri capricci e degli altrui desideri. Senza il senso del tempo non abbiamo né passato né futuro, l’unico orizzonte che si pone davanti ai nostri occhi è quello di una specchio in cui ci riflettiamo infinite volte, come nei labirinti dei luna park. Procediamo senza senso da una parte, dall’altra, vedendo sempre e soltanto noi stessi, più magri, più grassi, più alti, più bassi. All’inizio quel girare in tondo ci fa ridere, poi col tempo, nasce l’angoscia. Dove sarà l’uscita, a chi chiedere aiuto? Battiamo su uno specchio e nessuno ci risponde. Siamo in mille, ma siamo sole.
Susanna Tamaro
Personalmente, non sono mai stata un’attivista, ma lo erano le mie amiche più care e, per quanto capissi le loro ragioni, non posso negare di essere stata sempre profondamente turbata da questa pratica che, in quegli anni, si era trasformata in una sorta di moderno contraccettivo. Mi colpiva, in qualche modo, la leggerezza con cui tutto ciò avveniva, non perché fossi credente — allora non lo ero — né per qualche forma di moralismo imposto dall’alto, ma semplicemente perché mi sembrava che il manifestarsi della vita fosse un fatto così straordinariamente complesso e misterioso da meritare, come minimo, un po’ di timore e di rispetto. Come sono cambiate le cose in questi quarant’anni? Ho l’impressione che anche adesso il discorso sulla vita sia rimasto confinato tra due barriere ideologiche contrapposte. La difesa della vita sembra essere appannaggio, oggi come allora, solo della Chiesa, dei vescovi, di quella parte considerata più reazionaria e retriva della società, che continua a pretendere di influenzare la libera scelta dei cittadini. Chi è per il progresso, invece, pur riconoscendo la drammaticità dell’evento, non può che agire in contrapposizione a queste continue ingerenze oscurantiste. Naturalmente, un Paese civile deve avere una legge sull’aborto, ma questa necessaria tutela delle donne in un momento di fragilità non è mai una vittoria per nessuno. I dati sull’interruzione volontaria di gravidanza ci dicono che le principali categorie che si rivolgono agli ospedali sono le donne straniere, le adolescenti e le giovani. Le ragioni delle donne straniere sono purtroppo semplici da capire, si tratta di precarietà, di paura, di incertezza—ragioni che spingono spesso ormai anche madri di famiglia italiane a rinunciare a un figlio, ragioni a cui una buona politica in difesa della vita potrebbe naturalmente ovviare.
Ma le ragazze italiane? Queste figlie, e anche nipoti delle femministe, come mai si trovano in queste condizioni? Sono ragazze nate negli anni 90, ragazze cresciute in un mondo permissivo, a cui certo non sono mancate le possibilità di informarsi. Possibile che non sappiano come nascono i bambini? Possibile che non si siano accorte che i profilattici sono in vendita ovunque, perfino nei distributori automatici notturni? Per quale ragione accettano rapporti non protetti? Si rendono conto della straordinaria ferita cui vanno incontro o forse pensano che, in fondo, l’aborto non sia che un mezzo anticoncezionale come un altro? Se hai fortuna, ti va tutto bene, se hai sfortuna, te ne sbarazzi, pazienza. Non sarà che una seccatura in più. Qualcuno ha spiegato loro che cos’è la vita, il rispetto per il loro corpo? Qualcuno ha mai detto loro che si può anche dire di no, che la felicità non passa necessariamente attraverso tutti i rapporti sessuali possibili? Chi conosce il mondo degli adolescenti di oggi sa che la promiscuità è una realtà piuttosto diffusa. Ci si piace, si passa la notte insieme, tra una settimana forse ci piacerà qualcun altro. I corpi sono interscambiabili, così come i piaceri. Come da bambine hanno accumulato sempre nuovi modelli di Barbie, così accumulano, spinte dal vuoto che le circonda, partner sempre diversi. Naturalmente non tutte le ragazze sono così, per fortuna, ma non si può negare che questo sia un fenomeno in costante crescita.
Sono più felici, mi chiedo, sono più libere le ragazze di adesso rispetto a quarant’anni fa? Non mi pare. Le grandi battaglie per la liberazione femminile sembrano purtroppo aver portato le donne ad essere soltanto oggetti in modo diverso. Non occorre essere sociologi né fini pensatori per accorgersi che ai giorni nostri tutti i messaggi rivolti alle bambine si concentrano esclusivamente sul loro corpo, sul modo di offrirsi agli altri. Si vedono bambine di cinque anni vestite come cocotte e già a otto anni le ragazzine vivono in uno stato di semi anoressia, terrorizzate di mangiare qualsiasi cosa in grado di attentare alla loro linea. Bisogna essere magre, coscienti che la cosa che abbiamo da offrire, quella che ci renderà felici o infelici, è solo il nostro corpo. Il fiorire della chirurgia plastica non è che una tristissima conferma di questa realtà. Pare che molte ragazze, per i loro diciotto anni, chiedano dei ritocchi estetici in regalo. Un seno un po’ più voluminoso, un naso meno prominente, labbra più sensuali, orecchie meno a vela. Il risultato di questa chirurgia di massa è già sotto ai nostri occhi: siamo circondate da Barbie perfette, tutte uguali, tutte felicemente soddisfatte di questa uguaglianza, tutte apparentemente disponibili ai desideri maschili. Sembra che nessuno abbia mai detto a queste adolescenti che la cosa più importante non è visibile agli occhi e che l’amore non nasce dalle misure del corpo ma da qualcosa di inesprimibile che appartiene soprattutto allo sguardo.
Siamo passati così dalla falsa immagine della donna come angelo del focolare, che si realizza soltanto nella maternità, alla mistica della promiscuità, che spinge le ragazze a credere che la seduzione e l’offerta del proprio corpo siano l’unica via per la realizzazione. Più fai sesso, più sei in gamba, più sei ammirata dal gruppo. Nella latitanza della famiglia, della chiesa, della scuola, la realtà educativa è dominata dai media e i media hanno una sola legge. Omologare. Ma questo lato apparentemente così comprensibile, così frivolo — voler essere carine o anche voler mitigare i segni del tempo — che cosa nasconde? Il corpo è l’espressione della nostra unicità ed è la storia delle generazioni che ci hanno preceduti. Quel naso così importante, quei denti storti vengono da un bisnonno, da una trisavola, persone che avevano un’origine, una storia e che, con la loro origine e la loro storia, hanno contribuito a costruire la nostra. Rendere anonimo il volto vuol dire cancellare l’idea che l’essere umano è una creatura che si esprime nel tempo e che il senso della vita è essere consapevoli di questo. La persona è l’unicità del volto. L’omologazione imposta dalla società consumista—e purtroppo sempre più volgarmente maschilista — ha cancellato il patto tra le generazioni, quel legame che da sempre ha permesso alla società umana di definirsi tale. Noi siamo la somma di tutti i nostri antenati ma siamo, al tempo stesso, qualcosa di straordinariamente nuovo e irripetibile. Cancellare il volto vuol dire cancellare la memoria, e cancellare la memoria, vuol dire cancellare la complessità dell’essere umano. Consumare i corpi, umiliare la forza creativa della vita per superficialità e inesperienza, vuol dire essere estranei dall’idea dell’esistenza come percorso, vuol dire vivere in un eterno presente, costantemente intrattenuti, in balia dei propri capricci e degli altrui desideri. Senza il senso del tempo non abbiamo né passato né futuro, l’unico orizzonte che si pone davanti ai nostri occhi è quello di una specchio in cui ci riflettiamo infinite volte, come nei labirinti dei luna park. Procediamo senza senso da una parte, dall’altra, vedendo sempre e soltanto noi stessi, più magri, più grassi, più alti, più bassi. All’inizio quel girare in tondo ci fa ridere, poi col tempo, nasce l’angoscia. Dove sarà l’uscita, a chi chiedere aiuto? Battiamo su uno specchio e nessuno ci risponde. Siamo in mille, ma siamo sole.
Susanna Tamaro
martedì 13 aprile 2010
Cronache di viaggio
Inutile dire che mi mancate e che in questi due giorni ho pensato tanto a voi, ho così tanta nostalgia che a momenti mi manca fin vedere Alan Gadler seduto al Bottegon!!! Io vi avevo detto che non dovevo tornare per Pasqua!!!
Vabbè dai, vi racconto due cazzate.
Viaggio bizzarro, un pò impegnativo. Sabato, tra una cosa e l'altra, la serata si conclude con la barzelletta dei gorillini, ore 3. Alle ore 6 e 10 suona la sveglia. Rutto mojito, poteva andarmi peggio con la vodka alla pera. Ore 7 partenza. Cerco di dormire, invano. Tiro su la testa e siamo già in Austria (forse un pisolino l'ho fatto!!!). Sui Tauri nevica, la Caterina ha il giubbino in pelle e i mocassini. Abbigliamento adatto. Poi c'è solo nuvolo, poi di nuovo neve, poi sole, poi nuvolo e a Monaco c'è un tempo indefinito, sereno-variabile direi, come la trasmissione in tv. Comunque fa freddo e la cosa mi indispone. La giornata scorre tranquilla. Il lunedì mattina mi sveglio già col magone, Sergio e la Caterina ripartno alla volta di San Vito, io vado a lezione. Tralasciando la mia noiosa routine universitaria arriviamo al dunque.
Stamattina, dopo aver avvistato un bel fagiano seduto proprio davanti a me alla lezione di spagnolo, elaboro la seguente teoria: mi mancano 3 mesi, la città è grande, difficile incontrare due volte la stessa persona. Quindi tutte le figure di merda sono lecite. Quindi adesso inizia la folle stagione della caccia. Quindi ascolterò con piacere chiunque abbia qualche tecnica originale da consigliarmi per attirare degli ingenui agnellini nella tana del lupo (o meglio, della lupa).
E comunque la 301 vince sempre, guardate he robetta:
mercoledì 31 marzo 2010
venerdì 12 marzo 2010
Tante cose
Come il divertentissimo video del Tracca lascia intendere, la Santa Pasquetta è in arrivo. Mi stavo chiedendo: se io volessi invitare due persone, chi dovrei contattare? Il RDP, immagino. Sarà lui che farà le selezioni! Bisogna inviare un video, presentarsi ad un provino o devo compilare un modulo e inviarlo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, garantendo che gli ospiti sono persone per bene, che bevono e fan feston?
I soggetti in questione sono le ragazze di Milano, mie compagne di sbronza per i primi sei mesi a Erasmus, che hanno dichiarato di voler esplorare il territorio friulano. Ho pensato che non ci fosse occasione migliore della Pasquetta!!! Così loro vedono la causa dei miei mali e del mio alcolismo latente e gli uomini della Buca hanno un diversivo. L'hanno scorso c'erano le galline, quest'anno le putele di Milano. O no?! Non che stia dando loro delle galline, sia chiaro. Loro bevono birra e fanno molta più caciara!!! Voglio l'approvazione del re e dei suoi sudditi, però!
Concludo il post con altre due chicche sul "perchè una persona normale non potrà mai stimare un tedesco". Primo: a colazione mangiano brezel e capuccino. Se non vi fosse chiaro cos'è un brezel, ecco qua. Quello bianco è sale, non zucchero, ovviamente. Ah, e il capuccino lo bevono con la cannuccia. Per tirare su la schiuma, presumo. In ogni caso è un'idiozia, direi. Secondo: ravanano nell'immondizia. Siccome le bottiglie, sia di vetro che di plastica, hanno una cauzione di qualche centesimo, che ti ridanno se tu le riporti al supermercato, questi deficenti (non li si può chiamare in altro modo, mi dispiace) mettono le mani nei cestini giù in metropolitana o in mezzo alle strade alla ricerca di bottiglie. Che finchè lo fanno i poveracci ok ma se lo fanno dei signori di una certa età, ben vestiti, apparentemente senza problemi mentali, rimani un attimo basita.
Ah, ho un'altra domanda: ma mi posso disiscrivere dal sito dell Heiniken dopo aver votato? Mi arrivano 600 mail al giorno, che cojoni. Ah, se siete bravi e non vi pare di fare un torto ai nostri cari LHL, votate Jackeyed! Sul suo sito si può scaricare anche l'album, se vi interessa. Chissà perchè mi son messa a fare tutta 'sta pubblicità senza che nessuno me lo abbia chiesto!
Ho concluso, buon weekend gente!
I soggetti in questione sono le ragazze di Milano, mie compagne di sbronza per i primi sei mesi a Erasmus, che hanno dichiarato di voler esplorare il territorio friulano. Ho pensato che non ci fosse occasione migliore della Pasquetta!!! Così loro vedono la causa dei miei mali e del mio alcolismo latente e gli uomini della Buca hanno un diversivo. L'hanno scorso c'erano le galline, quest'anno le putele di Milano. O no?! Non che stia dando loro delle galline, sia chiaro. Loro bevono birra e fanno molta più caciara!!! Voglio l'approvazione del re e dei suoi sudditi, però!
Concludo il post con altre due chicche sul "perchè una persona normale non potrà mai stimare un tedesco". Primo: a colazione mangiano brezel e capuccino. Se non vi fosse chiaro cos'è un brezel, ecco qua. Quello bianco è sale, non zucchero, ovviamente. Ah, e il capuccino lo bevono con la cannuccia. Per tirare su la schiuma, presumo. In ogni caso è un'idiozia, direi. Secondo: ravanano nell'immondizia. Siccome le bottiglie, sia di vetro che di plastica, hanno una cauzione di qualche centesimo, che ti ridanno se tu le riporti al supermercato, questi deficenti (non li si può chiamare in altro modo, mi dispiace) mettono le mani nei cestini giù in metropolitana o in mezzo alle strade alla ricerca di bottiglie. Che finchè lo fanno i poveracci ok ma se lo fanno dei signori di una certa età, ben vestiti, apparentemente senza problemi mentali, rimani un attimo basita.
Ah, ho un'altra domanda: ma mi posso disiscrivere dal sito dell Heiniken dopo aver votato? Mi arrivano 600 mail al giorno, che cojoni. Ah, se siete bravi e non vi pare di fare un torto ai nostri cari LHL, votate Jackeyed! Sul suo sito si può scaricare anche l'album, se vi interessa. Chissà perchè mi son messa a fare tutta 'sta pubblicità senza che nessuno me lo abbia chiesto!
Ho concluso, buon weekend gente!
sabato 6 marzo 2010
Fastidi
Allora, vediamo di iniziare il weekend con uno dei soliti sfoghi da isterica.
Punto primo: mi verrebbe da tirare una bestemmia ma non la tiro, ma cazzo, è marzo, MARZO, tra due settimane dovrebbe iniziare la primavera e qui...nevica. Che poi mi infastidiscono 'sti cambiamenti climatici improvvisi. La settimana scorsa ho osato tirar fuori il giubbotto leggero, cazzata enorme, ma c'era il sole, temperatura sopra lo zero....ho reagito come i tedeschi. E qui arriva la questione numero due.
Allora, io sono venuta in questo Paese del cazzo, rinunciando alle tanto ambite mete spagnole dove quegli stronzi degli studenti Erasmus stanno per metà del tempo in maniche corte e l'altra metà in felpina, sempre a sbronzarsi, a far festa. Ecco, io invece sono venuta in terra teutonica carica di speranze e buoni propositi. Speravo di imparare meglio questa lingua cacofonica e di sbarazzarmi di tutti i pregiudizi e i brutti pensieri che ho su questo popolo. Per quanto riguarda la lingua, qualche piccolo progresso l'ho fatto, credo. Per il resto...non è proprio possibile, non ce la posso fare. Ma come faccio???? Non posso riuscire ad amare un popolo che il primo giorno di sole con temperature tra gli 8 e i 10 gradi esce in braghe corte, infradito, sandali e quant'altro. Che beve vodka e succo alla ciliegia. Che quando vede 4 ragazze casiniste ad una festa, senza dire una parola piazza davanti, con aria minacciosa, un cartello con scritto "Bitte, Ruhe im Hof", silenzio in cortile, prego. Se vai a bere un cappuccino e ti tieni su il giubbotto, vai in bagno e la vecchia che pulisce la tavoletta del cesso ti sente parlare italiano e subito dopo si lamenta con la tipa in fila davanti a te, insinuando che tu non hai consumato e tu LE RISPONDI IN TEDESCO che certo che hai consumato, non hai neanche la borsa addosso, l'hai lasciata al tavolo, e per la prima volta sei felice di sapere questa lingua di merda.
E questi sono solo piccoli aneddoti.
Intanto fuori continua a nevicare. Questo inverno non finirà mai...
Punto primo: mi verrebbe da tirare una bestemmia ma non la tiro, ma cazzo, è marzo, MARZO, tra due settimane dovrebbe iniziare la primavera e qui...nevica. Che poi mi infastidiscono 'sti cambiamenti climatici improvvisi. La settimana scorsa ho osato tirar fuori il giubbotto leggero, cazzata enorme, ma c'era il sole, temperatura sopra lo zero....ho reagito come i tedeschi. E qui arriva la questione numero due.
Allora, io sono venuta in questo Paese del cazzo, rinunciando alle tanto ambite mete spagnole dove quegli stronzi degli studenti Erasmus stanno per metà del tempo in maniche corte e l'altra metà in felpina, sempre a sbronzarsi, a far festa. Ecco, io invece sono venuta in terra teutonica carica di speranze e buoni propositi. Speravo di imparare meglio questa lingua cacofonica e di sbarazzarmi di tutti i pregiudizi e i brutti pensieri che ho su questo popolo. Per quanto riguarda la lingua, qualche piccolo progresso l'ho fatto, credo. Per il resto...non è proprio possibile, non ce la posso fare. Ma come faccio???? Non posso riuscire ad amare un popolo che il primo giorno di sole con temperature tra gli 8 e i 10 gradi esce in braghe corte, infradito, sandali e quant'altro. Che beve vodka e succo alla ciliegia. Che quando vede 4 ragazze casiniste ad una festa, senza dire una parola piazza davanti, con aria minacciosa, un cartello con scritto "Bitte, Ruhe im Hof", silenzio in cortile, prego. Se vai a bere un cappuccino e ti tieni su il giubbotto, vai in bagno e la vecchia che pulisce la tavoletta del cesso ti sente parlare italiano e subito dopo si lamenta con la tipa in fila davanti a te, insinuando che tu non hai consumato e tu LE RISPONDI IN TEDESCO che certo che hai consumato, non hai neanche la borsa addosso, l'hai lasciata al tavolo, e per la prima volta sei felice di sapere questa lingua di merda.
E questi sono solo piccoli aneddoti.
Intanto fuori continua a nevicare. Questo inverno non finirà mai...
domenica 28 febbraio 2010
Io e me, 200 metri sopra il cielo
domenica 14 febbraio 2010
Chiari segni di squilibrio mentale

Già se ti vesti da bandiera italiana sei abbastanza scemo (e sfigato), soprattutto se questo campanilismo non è mai uscito in tutta la tua vita ed esce solo a Erasmus, ad una festa di carnevale. Se poi cadi di nuovo e stavolta ti sbucci un ginocchio e ti si infilano schegge di vetro in una mano sei proprio una sfigata di merda, con disturbi motori e problemi di alcolismo. Se lo fai per correre incontro ad un uomo vestito con una tutina aderente verde fluorescente come questa vuol dire che hai anche problemi mentali. Questo è quello che combina la vostra amica Chiaracentisdamonaco a Erasmus. Sono imbarazzante, lo so.
lunedì 8 febbraio 2010
Domande stile Cioè
Scena: vestita da Emma Bunton, ubriaca, coi tacchi, incontro un ostacolo, ossia il pavimento bagnato e scivoloso. Crollo rovinosamente davanti all'uomo con cui stavo per andarmene dalla festa. Al che, con grande imbarazzo mi rialzo e fuggo in bagno dove trovo l'amica ubriaca di turno aggrappata al cesso, insieme alle altre amiche ubriache. Esco circa dopo mezz'ora, credo, non preoccupandomi più dell'uomo. Ho ancora qualche possibilità? Sempre che riesca a riconoscerlo, ovviamente. Perchè era una festa in maschera, non perchè ero ubriaca, beninteso.
mercoledì 3 febbraio 2010
Risiko
Premessa, che sta sempre bene: non scrivo questo post scemo per fare la figa, non mi pare nemmeno di potermelo permettere, lo faccio per cercare di far sorridere le mie amiche che, anche quando sono lontano da casa, devono sorbirsi le mie peripezie amorose.
Allora, qua tra varie nazionalità, amori platonici, amori reali, strane denominazioni...non si capisce più niente. Metto in ordine cronologico, allego le foto e i rispettivi nomi reali e nomignoli affibbiati.
1) Alejandro Quiroga, Luce dei miei occhi, lo spagnolo della 301, mio unico grande amore. Irraggiungibile.

2) Rasti Kakanovsky, alias Lo Slovacco (di merda)

3) Chris, Il Polacco, il mio amore bello tutto svitato, che mi scrive messaggi incomprensibili metà in tedesco, metà in..inglese?!!

4) Fernando Pudim Ramos, la new entry direttamente dal Brasile con furore. Mi parla metà in tedesco, metà in spagnolo con forti influenze portoghesi. Ogni tanto capisco quello che mi dice.

QUESTI sono i miei uomini (miei...sì...), non quelli delle foto su Feisbuc...purtroppo!!!!! Adesso dovrebbe essere più chiaro, no?!
lunedì 1 febbraio 2010
Ore 16.30
giovedì 28 gennaio 2010
mercoledì 27 gennaio 2010
lunedì 18 gennaio 2010
Se i sogni son desideri...
Quando stamattina è suonata la sveglia stavo facendo un bel sogno. C'era una cena, con tutti gli amici, una bella tavolata. Ad un certo punto il Bepìn mi chiama per invitarmi a bere del buon vino. Davanti a me c'erano una bottiglia di Sauvignon e altre due o tre (sicuramente una era un Rabosetto e l'altra era uno Jacopone!!!). Me ne sono versata un bel bicchierone e me lo stavo giusto assaporando quando è suonata la sveglia. Peccato.
martedì 12 gennaio 2010
Ridiamoci sopra
Ricevo una mail che si conclude così:
Non sapendo cosa voglia dire Kuh, apro il dizionario online e trovo quanto segue:
Kuh
s.f. (-, Kühe)
1 (weibliches Hausrind) vacca f., mucca f.: die Kühe melken mungere le vacche.
2 (Hirschkuh) femmina f. del cervo, cerva f.
3 (Elefantenkuh) elefantessa f.
4 (Büffelkuh) bufala f.
5 (pop) (dummes weibliches Wesen) cretina f., oca f.
Qual è la traduzione più appropriata?
"[...]ich will auch nicht mit dir streiten du blöde kuh! :)"
Non sapendo cosa voglia dire Kuh, apro il dizionario online e trovo quanto segue:
Kuh
s.f. (-, Kühe)
1 (weibliches Hausrind) vacca f., mucca f.: die Kühe melken mungere le vacche.
2 (Hirschkuh) femmina f. del cervo, cerva f.
3 (Elefantenkuh) elefantessa f.
4 (Büffelkuh) bufala f.
5 (pop) (dummes weibliches Wesen) cretina f., oca f.
Qual è la traduzione più appropriata?
mercoledì 6 gennaio 2010
Se non fossi nata femmina
Non mi sarebbe mai venuto in mente di pulire i vetri delle finestre.
Non conserverei carte e cartacce inutili, tra cui i biglietti della metro di mio fratello che mi è venuto a prendere a Natale e lo scontrino delle 2 birre bevute in Cerveceria la sera prima di partire.
Non avrei passato la sera, con Sergio e la Caterina, a staccare pattafix dal muro per riappendere le foto con dei gancetti tutti strani che mi ha regalato la mia amica.
Non starei a pensare che scarpe stanno meglio coi pantaloni che ho addosso, se devo solo andare a ritirare i panni dall'asciugatrice.
Avrei fame, non lo stomaco chiuso.
Non starei a frignare pensando che io sto bene a casa con le persone a cui voglio bene, non nel loculo, circondata da tedeschi.
Non scriverei questi post inutili.
Non conserverei carte e cartacce inutili, tra cui i biglietti della metro di mio fratello che mi è venuto a prendere a Natale e lo scontrino delle 2 birre bevute in Cerveceria la sera prima di partire.
Non avrei passato la sera, con Sergio e la Caterina, a staccare pattafix dal muro per riappendere le foto con dei gancetti tutti strani che mi ha regalato la mia amica.
Non starei a pensare che scarpe stanno meglio coi pantaloni che ho addosso, se devo solo andare a ritirare i panni dall'asciugatrice.
Avrei fame, non lo stomaco chiuso.
Non starei a frignare pensando che io sto bene a casa con le persone a cui voglio bene, non nel loculo, circondata da tedeschi.
Non scriverei questi post inutili.
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