giovedì 12 novembre 2009

L'ora di religione

Le coincidenze mi hanno sempre affascinata un sacco, ho sempre pensato che fossero segni che qualcuno o qualcosa ti invia per farti sapere qualcosa.
Questa storia è cominciata anni fa, quand'ero alle superiori e mai avrei pensato si potesse concludere oggi. Ora di religione, quindi delirio. Per tenerci buoni la prof "Tala Bibia" -di cui non mi ricordo neanche il nome vero- decide di farci vedere dei film. Dopo "La passione", film breve e leggero che con qualche furba scusa ho evitato di vedere, la prof opta per "La rosa bianca". Anche in quel caso avevo trovato qualcosa come un'assemblea di istituto o qualche cazzata simile per saltare la visione del film ma alla fine ne ho visto un pezzo e una scena mi era rimasta particolarmente impressa, quando la ragazza esce dal carcere e guarda il sole. D'effetto.
Passano quei 4-5 anni. Arrivata a Monaco, con la perspicacia che mi appartiene, dopo un buon mesetto ho notato che l'università che attraverso tutti i giorni come scorciatoia per andare dalla metro alla mia facoltà ha qualcosa come una stanza in memoria della Rosa Bianca. Poi mi fanno notare che è proprio quella l'università dove è successo tutto. In breve, per chi non sapesse (dubito che voi siate ignoranti come me ma ve lo dico comunque) la Rosa Bianca è il nome di un gruppo di studenti che si sono opposti in modo non violento al regime nazista. I due fratelli che facevano parte del gruppo sono stati arrestati dalla Gestapo e, come potete immaginare, non hanno fatto una bella fine. Sta di fatto che ieri sera finalmente decido di guardare di nuovo il film, stavolta seriamente. Impegnativo ma bello, ben fatto nel complesso. Non saprei spiegare la sensazione che provi quando vedi sullo schermo quei corridoi, quell'atrio con la scalinata gigante davanti al quale passeggi tutti i giorni. Stamattina ho attraversato l'università con un certo magone. Entro e vedo che c'è una manifestazione degli studenti che protestano contro l'aumento delle tasse universitarie. Prima coincidenza. Studenti che manifestano liberamente proprio lì dove appena 60 anni fa i fratelli Scholl sono stati presi dalla Gestapo mentre distribuivano volantini contro il regime. E adesso vedi l'aula magna affollata di giovani, con gli striscioni appesi sui muri. Mi ha commosso.
Pensavo che la storia fosse finita qui, una sorta di lieto fine, con il piacere di notare che la Germania è finalmente diventato uno Stato modello, che ha superato il suo passato, che ha imparato dai suoi errori. Invece vado a prendere un caffè da Starbucks per distrarre una mia amica a cui stanno preparando una festa a sorpresa. Il dettaglio è rilevante perchè se non fosse stato per quel motivo oggi non sarei andata da Starbucks e non avrei visto l'ultima scena. La mia amica mi fa "Guarda quello, ma cosa fa??". Mi giro e vedo che fuori c'è un uomo, piuttosto anziano, con un cappotto di quelli vecchi, di feltro, e al braccio ha legata una fascia con la svastica, proprio come quelle che avevano le SS.
Queste cose non passano inosservate, non mi lasciano indifferente. Mi fanno pensare, tanto. Soprattutto se tutti questi piccoli episodi succedono in un giorno, come se fossero tutti collegati, come se dovessero succedere perchè io li notassi.

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